Dicono di noi

Spazi vuoti da rigenerare «a termine». C’è chi lo fa. Ma manca una legge
8 Marzo 2014 Corriere di Bologna – Fernando Pellerano

Per il momento, in attesa di una legge, «potrebbero bastare a livello locale delle deroghe», dice Werther Albertazzi di Senza Filtro, da 10 anni in prima linea (prima CaCuBo, poi lo Scalo e in mezzo altre esperienze di bonifiche), «Bologna è sempre stata sperimentatrice, lo sia anche adesso». «Cercheremo di intervenire sul Rue provando a rendere più agevole la gestione di questi spazi».


QUESTION TIME, Chiarimenti sulla proposta di legge per il riutilizzo degli spazi abbandonati
21 Febbraio 2014 Iperbole Comunicati Stampa Comune di Bologna

L’assessore all’Urbanistica, Patrizia Gabellini, ha risposto alla domanda d’attualità della consigliera Bergonzoni (Lega Nord) sulla proposta di legge per il riutilizzo degli spazi abbandonati.

Ministero dei Beni e delle Attivita Culturali e del Turismo
21 Febbraio 2014 Segreteria del Direttore Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale

“ci congratuliamo per il valore socio-culturale dell’attività che intende svolgere l’Associazione Planimetrie Culturali.”

Planimetrie Culturali: una proposta di legge per l’utilizzo di spazi in disuso
18 Febbraio 2014 Bandiera Gialla di: Petra Perosa

In questi anni la risposta della città è stata sicuramente positiva: “i cittadini – spiega il presidente di PlaQ – sono stati i primi a recepire, comprendere e condividere i nostri progetti. Il nostro metodo, che si basa sul lavoro di rete di associazioni e che punta alla cura del territorio ‘arriva’ subito agli occhi del residente di quartiere che vive vicino ai nostri spazi”.


Una foto dal futuro
15 Gennaio 2014 L’ UnitàGianluca Cristoforetti

In un bell’articolo del Sole 24ore si analizza il fenomeno e si mette in evidenza di come il paesaggio urbano e sociale sia profondamente segnato da questa catastrofe, che avvolge interi distretti in una spirale di recessione umana più che economica, e chissà quando vedremo qualche segno più. Le regioni dove questo trend è più significativo sono ovviamente quelle con il più alto livello di insediamento manifatturiero: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna. In questo contesto, anche di degrado, una rete di associazioni chiede alla Regione Emilia Romagna ed al Parlamento Italiano una legge che regolarizzi le gestione di spazi dismessi attraverso la bonifica culturale temporanea.


Niente più mostre né concerti Senza Filtro chiude al pubblico
4 Gennaio 2013 Corriere di BolognaFernado Pellerano

«Non si può considerare questo progetto come una normale attività commerciale, ma la burocrazia è così: noi svolgiamo un ruolo sociale e occorre una normativa ad hoc».

Un premio al Civismo Bolognese
1 Novembre 2013 Antartide – Centro Studi e Comunicazione Ambientale

Terzo premio a Planimetrie culturali, l’associazione che ha riqualificato la “ex-SAMP Utensili”, un complesso industriale in disuso ristrutturato nel corso del 2012, a proprie spese, riportando la fabbrica alla vita urbana rinominando lo spazio: “Senza Filtro – Centro di Smistamento delle Arti Differenti” e portandolo sa area dismessa a bellissimo collettore per le arti…

Premio “Bologna città Civile e Bella”
29 Ottobre 2013  La Repubblica - Luca Sancini

Un premio per quelli che amano Bologna. Semplicemente anche cancellando un graffito o togliendole cartacce dal prato di un parco. Festa per tutti oggi in Cappella Farnese a Palazzo d’Accursio, dove sono state consegnate 40 pergamene ad altrettanti gruppi di cittadini nell’ambito del premio “Bologna città Civile e Bella”, arrivata alla quarta edizione con l’organizzazione del Centro Antartide…

Bologna si Leva la Polvere
Aprile 2013  Altreconomia – Luca Martinelli

L’intero stabile, 12mila metri quadrati, è oggi un “Centro per lo Smistamento delle Arti Differenti”, come spiega sul proprio sito internet l’associazione Planimetrie culturali (www.planimetrieculturali.org), che ha l’edificio in custodia. Quella di Senza Filtro, infatti, non è una occupazione: “Scadiamo a luglio 2015”, racconta Werther Albertazzi, presidente dell’associazione. Siede intorno a uno dei tavoli-bidone del bar-osteria, e definisce la filosofia alla base dell’azione di Planimetrie culturali: “Ci occupiamo della ‘custodia gratuita di spazi temporaneamente in disuso’. Il mezzo è un contratto di comodato gratuito, finalizzato ad un utilizzo sociale e culturale. Il metodo prevede la realizzazione di progetti a termine. L’obiettivo è una mappatura della città”.

Senza Filtro Bologna
08 febbraio 2013 La Repubblica Bologna – Caterina Giusberti

Dodicimila metri quadrati di spazio dal primo di agosto la Samp è diventata la fabbrica delle arti differenti di Bologna, il Senza Filtro.

Il centro è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì dalle undici di mattina alle dieci di sera. Di notte vi si organizzano, performance, feste e fiere. «Stasera c’è il BoBazar, il mercatino del bizzarro, al primo piano. Al piano terra c’è Radio, uno spettacolo degli Zivago Bazar sulla vita dei coniugi Curie, per l’Off di Scienza in piazza», snocciola Albertazzi. E continua: «Dal 23 al 25 marzo c’è Gusto Nudo, la fiera del vino biologico. E il 12 maggio puntiamo molto sul concerto del pianista jazz americano Dave Burrell». Ma anche di giorno il Senza filtro è sveglissimo. C’è il corso di tessuti aerei, quello di hula hoope quello di parkour, una disciplina da strada per superare ogni genere di ostacoli urbani. Il writer Rusty ha un laboratorio di serigrafia con l’associazione Tinte forti. L’associazione Piccolo Formato ne propone uno di fotografia. I ragazzi di Seminaria organizzano corsi di italiano per bambini stranieri….

Bologna: riqualificazione di un sito dismesso in via Stalingrado.
VIDEO DOC.   Telesanterno TG Bologna 11 gennaio 2013

Sono diverse le aree dismesse di Bologna, ex fabbriche, spazi abbandonati e degradati in attesa di essere riqualificati. Con le nostre telecamere siamo entrati in uno di questi siti, nella sede dell’ex Samputensili in via Stalingrado. Un’area di 12mila metri quadri che ora un’associazione culturale sta riqualificando.

Modello Planimetrie Culturali
18 Ottobre 2012 Radio Città del Capo

L’esperienza di recupero di aree urbane abbandonate fatta dall’associazione Planimetrie culturali registra il plauso bibartisan dei consiglieri comunali e potrebbe diventare un modello stabile nei rapporti fra l’amministrazione comunale e le associazioni…

Ostello, bar, concerti e corsi. Gli occupanti rilanciano l’ex Samp

reduci dalle positive esperienze del Ca.Cu.Bo, l’ex macello del Caab e dello Scalo in via Larga, Planimetrie Culturali resterà in via Stalingrado grazie a un comodato gratuito (con utenze a carico dell’associazione), sottoscritto con la supervisione del Comune (con il quale, precedentemente, era fallita una trattativa per analogo progetto sugli spazi del futuro Tecnopolo, sempre in zona Fiera). (leggi tutto)

Cacciatori di spazi
6 Settembre 2012 La Repubblica Bologna – Giorgia Olivieri

Arte e musica al posto del degrado, viaggiatori dove c’ era il bivacco clandestino, flipper e skateboard laddove regnava la sporcizia. È la nuova sfida di Planimetrie Culturali, alle prese con la bonifica culturale dell’ ex Samputensili, un’ area industriale dismessa tra via Stalingrado e via Calzoni. «Abbiamo tolto dalla black list un altro spazio abbandonato», annuncia…

Riciclaggio urbano: l’ex Samp diventa “Senza Filtro”

5 Settembre 2012 Radio Città del Capo

Dopo l’ex scalo di San Donato, Planimetrie culturali approda in via Stalingrado. L’ex Samp Utensili diventerà “Senza Filtro“, uno spazio da 10mila metri quadrati che ospiterà fiere d’arte del riciclaggio, una rampa da skate e da Bmx, un percorso da Parkour, ma non solo…

Dal recupero dei centri storici alla riqualificazione urbana
DOSSIER città storica, città metropolitana PATRIZIA GABELLINI

Settembre 2012 Centro San Domenico - Elena Pirazzoli

Non solo monumenti, non solo centro storico: la storia della città, della forma urbana e delle tipologie architettoniche è qualcosa di più ampio, articolato e vicino alla quotidianità dei cittadini…

Progetto: Senza Filtro, Sorting for Different Arts Center
ex Samputensili, Via Stalingrado 59, CAP 40128 Quartiere San Donato, Bologna It.

Agosto 2012 Bologna Comune di Bologna Featuring Ass. Planimetrie Culturali

SPAZI URBANI Il miracolo di Planimetrie culturali, Così rinasce l’ex Consorzio agrario
7 Giugno 2012
di GIORGIA OLIVIERI

Sabato inaugura il progetto “Over the raibow”, che ha ridato volto a un luogo abbandonato da anni. Fino alla fine del mese un calendario di iniziative

La nuova avventura di Planimetrie Culturali nasce sotto il segno dell’arcobaleno. Si chiama “Over the Rainbow” il progetto che inaugura sabato prossimo la “bonifica culturale 5.0″ dell’associazione all’ex Consorzio Agrario Provinciale in via Mattei. Un’operazione lampo che in un mese ha portato al recupero di questo edificio grazie al lavoro delle associazioni in rete con Planimetrie Culturali che si sono rimboccate le maniche per ripulire un luogo abbandonato da almeno sette anni. Grazie alla regia di Milena Naldi, presidente del Quartiere San Vitale, l’associazione ha stipulato un contratto di comodato d’uso gratuito con la proprietà (si tratta di una immobiliare bolognese) della durata di un mese.

Fino al 28 giugno i “bonificatori arcobaleno” – tra cui Barattolo, Comunicattive, Spazio Elastico, Fuoricampo Lesbian Group, Radio Kairos e Hibrido Radio – hanno messo in piedi una programmazione che parte con una festa la sera del Pride di sabato prossimo. “Riempire temporaneamente gli spazi vuoti, fabbriche dismesse oppure negozi sfitti, è uno dei nostri obiettivi” spiega la Naldi che ha portato l’idea anche sul tavolo del Piano Strategico Metropolitano “questo intanto è un esperimento, tra un mese le valutazioni”. Alla bonifica stanno partecipando anche alcuni residenti della zona, messi subito al corrente del progetto su quell’area. “La nostra emozione più grande è che la città sta accogliendo la nostra proposta” aggiunge Werther Albertazzi di Planimetrie “in questo modo noi garantiamo la custodia gratuita dello spazio rispondendo con la cultura ad un’esigenza di sicurezza”.

Tecnopolo, progetto-ponte: darlo a trenta associazioni
2 Dicembre 2011 - Il Corriere di Bologna

TRATTATIVA TRA COMUNE E PLANIMETRIE CULTURALI

Diecimila metri quadrati dati in «custodia» in attesa di trovare i fondi per far partire i lavori

BOLOGNA – Custodia gratuita di spazi in disuso. È un concetto chiaro e semplice, è il progetto che da otto anni porta avanti l’associazione Planimetrie Culturali, avviato nel Capodanno 2005 con l’occupazione del CaCuBo (poi restituito alla proprietà, la Cogei, dopo 10 mesi) e proseguito con il progetto dello Scalo (zona Pilastro), ora concluso. Adesso Planimetrie, insieme alla Regione e al Comune (e Finanziaria Bologna Metropolitana), vuole affrontare un’altra sfida: mantenere in vita un’area importante dell’ex Manifattura Tabacchi che si trasformerà nel futuro Tecnopolo, i cui lavori dovrebbero cominciare fra quattro anni.

Ed è proprio in questa lunga «attesa» che si inserisce la proposta di Planimetrie: «adottare» 10 mila mq (cioè ristrutturarli e renderli utilizzabili) e farli vivere grazie al coinvolgimento di 30 associazioni attive in svariati ambiti (culturali, produttivi, artigianali, laboratoriali, sportive) e ora senza sede. Il tutto a costo zero per il Comune. Planimetrie, che spera di «entrare» in primavera, per sei mesi ripristinerà lo spazio, in modo da avviare le attività in settembre (con progetti che coinvolgerebbero anche BolognaFiere, con cui stanno dialogando).

Il progetto è ben spiegato in un documento dal titolo «Senza Filtro», già visionato, positivamente, dal Sindaco Merola (che conosce bene la realtà di Planimetrie), dai suoi assessori, da Ronchi a Lepore e Malagoli, e dalla Regione. «Stiamo ragionando con Planimetrie, e con altre realtà, sul Tecnopolo, ma anche su altri progetti e spazi cittadini. Occorrono garanzie e strumenti normativi, ma siamo interessati e ci lavoriamo. La decisone all’inizio del 2012», dice Lepore. «Noi valutiamo questo dialogo ben avviato e proficuo», spiega Werther Albertazzi, deus ex machina degli «eventi» di Planimetrie. «Sono diversi mesi che ci stiamo lavorando, proprio per concentrarci meglio abbiamo chiuso anticipatamente, a maggio, lo spazio dello Scalo in via Larga (12 mila tessere nel 2010 e un affitto di 2500 euro a un privato) nonostante il crescente successo». Del resto Albertazzi non sta mai più di 2 anni nello stesso posto.

«La nostra filosofia è chiara: riciclare spazi in disuso riaccendendoli e permettendovi l’acceso ai cittadini attraverso le produzioni culturali e le attività sociali. Quindi creare una rete sociale e diventare un modello di risposta per l’amministrazione. Il patto è chiaro: liberare l’immobile quando partono i lavori». Progetto ambizioso, anche nei numeri. «Intanto stiamo lavorando alla trasformazione dell’associazione in cooperativa sociale, dopodiché pensiamo che potranno essere coinvolti in questo nuovo spazio 25/30 operatori della cooperativa (assunti e a tempo determinato) e 100/150 operatori saltuari, e la sottoscrizione di 50/60 mila tessere trasformate in 150 mila visite».

Non quindi potenziale luogo di riparo per sbandati, ma centro di produzione e intrattenimento (e quindi vigilanza/presidio). Con convenzione e senza spesa per il Comune. In quei temporanei 10 mila metri quadri (fra 10 giorni un altro sopralluogo con la Regione per individuare gli immobili) con ingresso in via della Manifattura: spazio concerti e ristoro, auditorium, teatro, «Orti sui tetti», falegnameria, Skate Park removibile offerto da Nike e Redbull, un Ostello per artisti, pit-stop per studenti, mercatino equosolidale e tanto altro: precarietà girata al positivo. Planimetrie ha poi dei piani B e C (il D, rivitalizzare l’Acquapark dell’aeroporto è stato bocciato dai proprietari, milanesi). Il piano B è Villa Ghigi e il C è Villa Salus (attività non «invasive»): entrambe già visitate con i dirigenti comunali e gli architetti. Ma ora il passo più importante è l’ex Manifattura. ( Fernando Pellerano )

Il Capolinea dello Scalo San Donato

3 Agosto 2011L’Informazione di Bologna – Vincenzo Branà

l'Informazione di Bologna, 3 agosto 2011

IL TRASLOCO

Tra sei mesi si concluderà l’esperienza di riqualificazione di Planimetrie Culturali nello spazio di via Larga. Nuovo progetto in arrivo, questa volta in area pubblica

L ’annuncio è passato “sottovoce” attraverso i social network, quelle rete di fili invisibili attraverso i quali tanti bolognesi si tenevano aggiornati sulle iniziative dello Scalo San Donato: solo che «questa volta – avverte il messaggio -vi scriviamo non per invitarvi ad un evento o a partecipare ad un corso, né tantomeno per coinvolgervi in qualche festival bizzarro». La missiva, anzi, vuole proprio comunicare che per un po’ di inviti a feste su quella mailing list non ne gireranno più. «Planimetrie Culturali – prosegue la lettera – ha portato a termine con successo l’esperimento Scalo San Donato che in due anni di attività ha dimostrato come i luoghi abbandonati possono diventare spazi di condivisione, produzione culturale e se ben gestiti, possono accogliere le esigenze di realtà diverse».

Il progetto insomma arriva al capolinea, lo “Scalo”, inteso come locale notturno, non riaprirà. Senza rammarico, anzi per scelta deliberata dei ragazzi di Planimetrie Culturali che attraverso quest’ennesimo trasloco sottolineano e rivendicano la loro natura mai stanziale. E se a molti la notizia provocherà dispiacere, potrà essere di consolazione sapere che se un’esperienza si chiude è proprio per far posto ad un’altra. Nuova, più ambiziosa, magari pure più grande. Per ora sul piatto ci sono tre ipotesi, abbastanza diverse tra loro ma accomunate da un importante aspetto: si tratta in tutti e tre i casi di spazi pubblici, di proprietà degli enti locali con i quali i ragazzi di Planimetrie culturali hanno da tempo aperto una trattativa. «Finora allo Scalo abbiamo versato l’affitto a un privato – dice Werther Albertazzi di Planimetrie Culturali – ora vogliamo lavorare per la città». E questo lavoro potrebbe interessare, nella prima ipotesi, gli ex uffici della Manifattura Tabacchi, in via Ferrarese, dove sorgerà il Tecnopolo. Ai ragazzi gli enti affiderebbero l’area non interessata dalle demolizioni, circa 10mila metri quadri tra locali e spazi all’aperto, per un tempo determinato, cioè fino all’apertura dei cantieri in quell’ala, programmati per il 2015. Oppure si valuta Villa Ghigi, l’ex residenza del medico filantropo in vetta alla collina dell’omonimo parco. O altrimenti si punta il dito verso Villa Salus, anche questa di proprietà del Comune, enorme struttura ora assolutamente in disuso.

La decisione è tutta affidata alla trattiva in corso con Quartiere, Comune e Regione: se la quadra verrà trovata entro fine anno, già dopo circa 4 mesi le attività di Planimetrie Culturali potrebbero ripartire in un nuovo spazio. Il “capolinea” dello Scalo, comunque, fissa il profilo di un’esperienza imponente: oltre 12.000 i soci sostenitori che hanno fatto tappa in via Larga in questi due anni, 138 i concerti organizzati e 121 le feste di autofinanziamento a favore di altre associazioni; Poi ci sono le 10 mostre e i 18 laboratori (altri ne verranno in quello stesso spazio nei prossimi sei mesi, finanziati con le risorse residue dell’attività di fund raising) ma soprattutto c’è il miracoloso racconto dei tanti bolognesi che in due anni hanno scelto di ritrovarsi in quello che era destinato ad essere un ex dormitorio abbandonato.

L’IPOTESI/1: VILLA GHIGI > Il teatro ristorante per le nozze popolari
Un “teatro ristorante”: questo immaginano i ragazzi di Planimetrie Culturali per Villa Ghigi, l’ex residenza, ora di proprietà comunale, che guarda la Dotta dall’alto delle prime colline. «Un progetto di nicchia – spiegano – ma con una particolarità: nel weekend banchetti “popolari” per matrimoni, battesimi, comunioni e cresime». Perchè la felicità sia a portata di tutti.

L’IPOTESI/2: VILLA SALUS > Un network di associazioni nell’ex ospedale
Nei progetti della giunta Cofferati, che ne sottoscrisse l’acquisto, sarebbe dovuto diventare un centro medico specializzato. Per ora, però, dopo aver fornito ospitalità ai rom del Lungoreno, Villa Salus non è altro che un ex ospedale in stato d’abbandono. Planimetrie Culturale si candida a riqualificarlo e a renderlo la sede operativa di un fitto network di associazioni.

L’IPOTESI/3: L’EX MANIFATTURA > Cinema, teatro e laboratori mentre si realizza il Tecnopolo
L’ipotesi più interessante per il futuro di Planimetrie Culturali riguarda l’area dell’ex Manifattura Tabacchi, dove la Regione ha localizzato il nuovo Tecnopolo. Proprio durante la cantierizzazione dei primi lotti, all’associazione verrebbe affidata l’area degli ex uffici per realizzare un progetto ampio, che spazia dal teatro al cinema alla ginnastica per bambini, con il coninvolgimento di oltre 40 operatori culturali della città. L’edificio, attualmente, è abbandonato è in preda alle scorribande dei ladri di metallo.

La navetta di mezzanotte (e mezza)

03 febbraio 2010 La Repubblica Bologna

IL DISCOBUS, l’ innovativa “navetta notturna sperimentale”, propone una nuova cultura della mobilità, che combina al tempo stesso sicurezza e divertimento. La paternità del servizio è dell’ associazione Planimetrie Culturali. «Dopo un primo esperimento nel 2005 – racconta il presidente Werter Albertazzi – abbiamo ripescato dal cassetto il progetto, invitando le realtà della zona San Donato e le istituzioni a unire le forze, per sperimentare un servizio ecologico e sicuro, adatto alle esigenze di giovani e meno giovani….

Lo scalo

30 settembre 2009 – La Repubblica Bologna

Prima dormitorio per i ferrovieri, poi dopolavoro, lo Scalo San Donato è stato abbandonato per dieci anni e torna oggi a vivere come luogo di cultura. A trasformarlo sono stati i membri dell’ associazione Planimetrie Culturali, gli stessi che avevano fatto rinascere l’ ex Macello, i sottopassaggi di via Ugo Bassi e via Marconi e l’ ex sede della Cgil Roveri, tutte sotto il nome comune di CaCuBo, Cantiere Culturale Bolognese. Dopo un lungo lavoro di risistemazione, avviato a febbraio, finalmente domani partirà ufficialmente l’ attività dello Scalo, che resterà in uso a Planimetrie Culturali per un anno esatto. «Gli spazi erano malmessi e pieni di sporcizia – racconta Werther Albertazzi, presidente dell’ associazione -. In questi mesi abbiamo pulito, disinfestato, ristrutturato, ripristinato e messo a norma gli impianti, ma soprattutto allacciato contatti con artisti e associazioni cittadine. Il nostro obiettivo è ospitare le produzioni culturali dei giovani bolognesi, dalle band di quartiere alle compagnie di danza e di teatro fino alle rassegne di cinema, video e cortometraggi». In realtà, l’ attività allo Scalo è già iniziata con alcuni eventi realizzati per ‘ rodare’ lo spazio e per tentare qualche forma di autofinanziamento, visto che l’ associazione lavora «a budget zero». «La sede ospita già il laboratorio di serigrafia, un corso di teatro e due di danza, uno di inglese, uno di percussioni tribali e uno sulla professione deejay curato da Inoki, tutti gratuiti (si trovano su www.planimetrieculturali.org, ndr ). Abbiamo anche ospitato le mostre di Katharina Dieckhoff e Massimo Mazzu. Questa prima fase è da considerarsi una sorta di preview per i soci: ci ha permesso di valutare meglio lo spazio,i suoi limitie le sue potenzialità, oltre alle nostre». Aprirà la stagione e darà il via alla ‘ bonifica culturale’ la mostra personale di Fabrizio Carboni, venerdì alle 19.30, sul tema della pornografia, accompagnata dal concerto della Bridge blues band. Oltre all’ attività serale, l’ associazione mettea disposizione dei soci pure una serie di servizi. Gratis per i collaboratori del progetto e in cambio di offerte libere per gli altri ci sono accesso internet, spazi per riunioni o feste, sala proiezioni e una giostra serigrafica per stampe personalizzate. Per chi poi ha alzato un po’ il gomito e non vuole mettersi alla guida c’ è l’ intelligente «posto letto salva patente», una camerata in stile ostello con letti e coperte ispirata all’ antico uso del luogo. Ma terminato il progetto di bonifica culturale cosa ne sarà dello Scalo? «Dopo si vedrà, anche in base ai risultati di questo periodo: se rinnovare per un altro anno o se traslocare verso un nuovo spazio. In ogni caso Planimetrie preferisce lavorare nello stesso luogo per periodi brevi e ben definiti». © RIPRODUZIONE RISERVATA – CHIARA PILATI

Festival dei non luoghi con Planimetrie culturali

05 gennaio 2008La Repubblica Bologna

Un festival per rivitalizzare i “non-luoghi”. Lo propone l’ associazione “Planimetrie culturali” in uno spazio concessogli dal Comune nel quartiere San Donato in via Casini 3: i locali sono assegnati per quattro anni dopo la sottoscrizione di una convenzione rinnovabile. E’ qui che sarà realizzato il “Lego festival”, iniziativa studiata per rivitalizzare aree verdi e parchi poco accoglienti costruendo laboratori e produzioni d’ arte e utilizzando il formato “camping” metropolitano, ovvero minivacanze estive in un parco di quartiere. La città è ricca di insediamenti abbandonati di origine industriale e non solo, che rappresentano in molti casi aree dove confluiscono e si annidano problematiche legate alla sicurezza. Questi “non-luoghi” «dovrebbero essere attraversati e sentiti come sicuri e vivibili da parte dei cittadini». “Planimetrie culturali” interviene così in un lasso di tempo che va da quando l’ area entra in disuso fino al momento in cui invece si dà il via ai lavori per la sua reale destinazione.

Spazi culturali, c’è chi non occupa
«Planimetrie culturali» scegli e le vie «legali» e partecipa al bando per le forme associative. Ora ha un progetto di «bonifica» del sottopasso Ugo Bassi-Marconi. «Ma quanta fatica»

27 marzo 2007 L’Unità –  Chiara Affronte

Scelgono la via della legalità i ragazzi di «Planimetrie culturali». Dopo anni di occupazioni, ripropongono la loro “filosofia” di utilizzo degli spazi in disuso in città, optando per le «vie regolari», fatte di accordi, dialoghi, domande in carta bollata. Dopo le esperienze di occupazione al Cacubo e Casaralta diventano quindi associazione, usufruendo del sostegno comunale per le libere forme associative. E propongono un progetto di bonifica del sottopasso tra via Ugo Bassi e via Marconi con iniziative culturali, proprio nei giorni in cui c’è chi, invece, come Metrolab, occupa illegalmente il Bestial Market. La sfida è capire se «conviene» la legalità o l’illegalità, per lo meno da un punto di vista economico. Visto che la burocrazia per chiedere spazi in concessione temporanea è lunga, e i costi, che verranno riepilogati alla fine del progetto, potrebbero essere sproporzionati (un esempio: il tecnico che valuta la sicurezza del luogo costa intorno ai 1500 euro ed è un consulente esterno al Comune, sebbene lo spazio sia comunale). Il modello di Planimetrie culturali è chiaro: prendere in «custodia» spazi in disuso e bonificarli con la cultura. Tutto in un tempo limitato, mai definitivo. Questo è ciò che fa la differenza, come ci tengono a sottolineare Maria Grazia Canu e Werther Albertazzi di Planimetrie culturali. Che però non giudicano negativamente Metrolab: «È un’esperienza che oggi noi abbiamo deciso di non fare, ma i ragazzi hanno senz’altro delle proposte», dicono. Mentre anche Gianni Galloni e Antonio Genovese (ex presidente e componente del cda di Arstud) prendono le difese di Metrolab, puntando il dito contro chi ha irresponsabilmente tenuto chiusa una struttura come il Bestial market «sottraendola ad un uso pubblico corretto». La filosofia dei ragazzi di Planimetrie è quella di «non possedere», ma girovagare per la città alla ricerca di spazi da bonificare. Incontrando la gente che ci vive vicino, i soggetti proprietari. Come è accaduto per «Stop», l’inziativa in programma da giovedì a domenica al sottopasso di via Ugo Bassi – Marconi che si riempirà di installazioni, musica e arte. Venerdì sarà la giornata del confronto, quella in cui si presenterà a istituzioni e cittadini il video «Hello Charlie» nel quale vengono mostrate le opinioni di chi vive vicino a tre aree dismesse, come le «Mingantine» (in via della Liberazione), Casaralta e lo scalo ferroviario di S. Donato. «È una formula che garantisce un ricambio di creatività – l’opinione di Roberto Panzacchi (Verdi), consigliere che ha seguito il passaggio di Planimetrie insieme ai presidenti dei Quartieri Sergio Palmieri e Roberto Fattori del Saragozza (i quartieri che si dividono il sottopasso) – una proposta nuova, su cui riflettere».

Prove di occupazione all’ ex Macello
2 Gennaio 2005La Repubblica Bologna – Fernando Pellerano

E’ tornato improvvisamente a popolarsi, nella notte di capodanno, con una grande festa simile a un rave, e conseguente occupazione annunciata (se definitiva o temporanea ancora non si sa), il gigantesco ex Macello che si trova in area Caab, abbandonato da almeno un paio d’ anni e adiacente al nuovo Link, su via Santa Caterina di Quarto. Artefice del festoso blitz un manipolo di gruppi creativi bolognesi che operano sotto la nuova sigla CaCuBo (Cantiere Culturale Bolognese) e il cui obbiettivo è segnalare e autogestire temporaneamente le zone abbandonate dalla città e nella città, «rendendole vive e attraversandole», dicono. Da qui l’ ulteriore acronimo battezzato per l’ area: TAZ (zona autogestita temporaneamente). Fra le crew protagoniste di questa prima nottata, intitolata «I Monelli», i musicali e no-alcol Psyconauti (goa-trance – clubbing) il gruppo tecnico dei M.S.C.M.A., i Mutonia (musica, teatro, visual art) gli artigiani informatici di Polivisioni Indymedia, i djs drum’ bass’ dei Basstaste, e tanti altri gruppi e singoli che da anni animano e allestiscono il popolo della notte elettronica bolognese (legato ai circuiti alternativi e antagonisti) come i Broken, Double M Project, Full Moon Project, Pluscorporation, Sonic Belligeranza, Tek Berlin, Electronic Brain. A loro il compito di sviluppare il progetto di occupazione (la prima dell’ era Cofferati, ma dal punto di vista logistico non semplice) su un immobile per ora di oltre 2000 mq (ma è molto più grande) di proprietà comunale, «e che – dicono gli organizzatori – pare interessare a un privato». Diverse migliaia i giovani che a partire da mezzanotte (con indicazioni alle 23 sul sito internet www.psyconauti.org e con una piantina consegnata ai taxisti bolognesi) hanno visitato e ballato fino a ieri pomeriggio negli immensi spazi fuori San Donato che Ca.Cu.Bo. aveva adocchiato da diversi mesi, ripulendolo, mettendolo in sicurezza e, negli ultimi tre giorni, allestendolo con impianti audio e video, bar, funghi per riscaldare gli ambienti, servizi igienici chimici (affittati ad hoc) e anche un’ ambulanza del 118 (due piccoli interventi). Simile a un rave, ma decisamente più ordinato e corretto: nessuna vendita di superalcolici, sì a birra e succhi di frutta, the, acqua, banane, arance, focacce, frittate. Ingresso a offerta libera, presidiato dalla security (e dal solito piadinaro), due fuochi per riscaldarsi e dietro la grande piazza asfaltata: a sinistra un padiglione con musica techno e a destra l’ altro gigantesco immobile con una prima sala di 1000 mq (al primo piano tanti uffici) e poi grandi corridoi con altrettante sale più ‘piccole’ , le ex celle frigorifere. Musica diversificata – trance, minimal teck, drum’ n’ bass, hip hop, – atmosfera non esagitata, molti giovanissimi, canne certo ma non da rave antiproibizionista, tipico ambiente da archeologia industriale e suggestive cine – location illuminate. In distribuzione un volantino con istruzioni per l’ uso: ‘attenti a dove mettete i piedi’ , ‘occhi e orecchi aperti’ , ‘la polizia deve fare il suo lavoro passando a controllare la situazione. non fatevi prendere dal panico.’ , ‘la T.A.Z. è temporanea per definizione, meno problemi si creano più possibilità ci sono di portare a termine l’ autogestione’ . Sì perché questo è l’ obbiettivo di Ca.Cu.Bo.: «Vorremmo aprire questo spazio a tutte le realtà e associazioni culturali e produttive che in città non hanno luoghi per agire». Un progetto, un cantiere aperto, un villaggio globale, un centro di produzione culturale: questo dovrebbe diventare la T.A.Z. Importante sarà il ‘contatto’ con l’ amministrazione: una lettera sta per arrivare sul tavolo di Cofferati. E se nella mega cattedrale dell’ ex Macello non ci sarà occupazione definitiva, Ca.Cu.Bo. assicura che «avverrà altrove». -